BOSCHI DI CONIFERE E PASCOLI


I boschi di conifere rappresentano la vegetazione forestale allo stadio finale (stadio climax) in equilibrio con le condizioni ambientali delle aree boschive poste oltre i 1200-1400 metri. In verità è più opportuno parlare di vegetazione potenziale, piuttosto che di uno stadio finale, poiché spesso i boschi alpini hanno subito l’effetto dell’interazione con l’uomo che in molti casi ha modificato la composizione potenziale a vantaggio di essenze di maggior pregio dal punto di vista selvicolturale o, comunque, l’azione antropica ha creato radure nei boschi per ottenere aree adatte al pascolo. La presenza di boschi di conifere è determinata da diversi fattori tra questi è importante sottolineare il regime pluviometrico e le escursioni termiche; quando le precipitazioni tendono a diminuire e le escursioni termiche ad aumentare le aghifoglie prendono il sopravvento sulle latifoglie. Questi due fattori, infatti, determinano le condizioni di oceanicità (in cui si ha piovosità maggiore e minore escursione termica) o di continentalità (condizioni di piovosità più scarsa e maggiore escursione termica). Nella fascia di transizione si trovano spesso boschi misti nei quali l’abete bianco forma comunità vegetali sia con le latifoglie, sia associato ai boschi di conifere, quali l’abete rosso. Più in alto, l’abete rosso diviene la specie prevalente fino a quando, alle quote più elevate, il larice prende il sopravvento. È opportuno sottolineare che il larice, grazie alla sua plasticità, riesce ad essere competitivo anche in altre situazioni, ad esempio, sul fondo valle come pianta pioniera, anche se in genere lo si trova in alto poiché sopporta bene la copertura nevosa. Nelle zone dove le condizioni di continentalità diviengono più marcate, il pino cembro che spesso forma consorzi misti con il larice evidenzia le aree a più alto valore naturalistico (oltre ai 2000 metri di quota).

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